Per non dimenticare…

pubblicato: 27 Gennaio 2008

categorie: guida a venezia

Oggi non è un giorno come tutti gli altri. Oggi dovremo sentirci tutti diversi. Oggi è il giorno della memoria! Chi mi segue da un po’ di tempo saprà che spesso, quando tratto temi così importanti, preferisco lasciar parlare le immagini. Questa volta voglio fare qualcosa di diverso. Vorrei farvi fare un breve viaggio nella storia di questa città e per farlo vorrei partire da questa targa che i invito a leggere…

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Forse molti di voi non sanno che la parola ghetto, entrata nel linguaggio comune in seguito alle terribili azioni compiute dai nazisti contro gli ebrei, è nata proprio a Venezia. Apro una breve parentesi storica per mostrarvi quanto la storia di questa splendida città sia legata al popolo degli ebrei.

Fin dagli albori della sua storia, la Serenissima, se pur nel rispetto dell’integrità della fede cattolica, ha sempre mostrato una lodevole tolleranza nei confronti di tutte le altre religioni. In città convivevano pacificamente minoranze provenienti da aree geografiche e culturali differenti.

Gli ebrei residenti a Venezia, la cui presenza è documentata fin dal 1152, potevano professare liberamente il proprio culto ma dovevano sottostare ad alcune restrizioni imposte dalla Signoria. Non potevano accedere a tutte le professioni ma potevano esercitare liberamente il commercio e la medicina (discipline in cui eccellevano). Non potevano acquistare casa ed unirsi a donne cristiane e dovevano recare un segno di distinzione dai cristiani.

Nel 1516 la Signoria decise di radunarli in una precisa zona della città assegnando loro una insula nel sestiere di Cannaregio. Questo era un modo per tenere a bada la loro espansione e per sedare i malumori dei veneziani invidiosi delle ricchezze accumulate grazie alle loro attività commerciali e bancarie.

Queste disposizioni non devono essere paragonate in alcun modo a quelle emanate da Hitler quattrocento anni dopo in quanto non nascevano dal disprezzo nei confronti di un’etnia, ma piuttosto da una sorta di ammirazione. La Serenissima temeva l’espandersi della potenza ebrea in quanto aveva potuto valutare le qualità imprenditoriali di questa popolazione.

Questa insula esiste ancora e continua a mantenere il nome originario: Ghetto Vecchio. Pare che l’origine del nome, che poi venne esteso ad altre città divenendo sinonimo di ambiente abitato coattivamente da ebrei, fosse dovuto alla presenza di grosse fonderie pubbliche nelle quali venivano gettati i cannoni. Il Ghetto era circondato da alte mura interrotte solo in corrispondenza delle porte d’accesso.

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Queste venivano chiuse dal tramonto all’alba per fare in modo che gli ebrei non circolassero durante la notte. Esisteva anche un sistema di controlli per evitare che qualcuno disubbidisse agli ordini imposti dalla Signoria. Nel corso della storia il ghetto subì due ampliamenti con l’annessione di insule attigue; il primo nel 1541 (Ghetto Nuovo) ed il secondo nel 1663 (Ghetto Nuovissimo).

Con la fine della Repubblica il ghetto fu aperto e gli ebrei furono liberi di vivere la propria vita senza più restrizioni di alcun genere. Purtroppo, come tutti sappiamo, questa libertà venne tragicamente interrotta nel 1939 con l’emanazione delle leggi razziali e con tutto l’orrore che ne è conseguito.

Stamattina ho voluto fare una passeggiata nella storia visitando i luoghi che per secoli hanno “ospitato” generazioni di ebrei. Fa un certo effetto oltrepassare la porta che un tempo trasformava quell’insula in una prigione e trovarsi in Ghetto. Basta guardarsi attorno per entrare nell’atmosfera magica di un luogo che avrebbe tante cose da raccontare…se solo potesse parlare.

Dal punto di vista urbanistico rappresenta un unicum a Venezia in quanto qui si trovano concentrati i palazzi più alti della città. Il motivo è presto spiegato: per secoli gli ebrei hanno avuto a disposizione soltanto quei terreni per costruire le proprie abitazioni, per cui, non potendosi espandere in larghezza, hanno dovuto farlo in altezza.

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Oggi il Ghetto è una normalissima zona residenziale abitata da molti ebrei ma non solo. Camminando per le sue calli non è difficile imbattersi in gruppi di ebrei ortodossi nel loro tradizionale abbigliamento. Qui si possono inoltre trovare negozi e ristoranti tipici e si possono visitare il museo di arte ebraica e le cinque sinagoghe cittadine (la Scuola Granda Tedesca, la Scuola Canton, la Scuola Italiana, la Scuola Spagnola e la Scuola Levantina).

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In questo luogo passato e presente hanno imparato a convivere senza però mai dimenticare cosa è stato l’Olocausto. In diversi punti sono state collocate targhe commemorative, inscrizioni, corone d’alloro in ricordo delle vittime della Shoa.

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In campo del Ghetto Nuovo due pareti ospitano delle opere d’arte ispirate alla Shoa. Sono degli altorilievi bronzei raffiguranti alcuni dei momenti più drammatici della storia del ‘900. Nei nove riquadri illustrati la materia è trattata in modo grossolano dall’artista che ha lavorato il bronzo lasciandolo ruvido ed opaco. Le figure sono appena abbozzate, anonime, come anonime sono restate molte delle vittime. Voglio mostrarvene alcuni perché a mio parere hanno una incredibile forza espressiva in grado di trasmettere molto più di mille parole (cliccate sulle immagini per avere maggiori ingrandimenti).

altorilievi

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Ogni angolo del Ghetto è un invito a non dimenticare e non lo si può attraversare senza provare un po’ di commozione per tutti quegli innocenti che hanno perso le loro vite per colpa della follia umana.

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