Una sera a teatropubblicato: 25 Marzo 2007categorie: guida a venezia, frammenti di quotidianitàCosa sarebbe stata Venezia senza il teatro? E cosa sarebbe stato il teatro veneziano senza Carlo Goldoni? Non ci è dato saperlo perchè, per nostra fortuna queste due cose si sono verificate ed hanno dato vita ad alcune tra le più esilaranti e colorate rappresentazioni teatrali di tutti i tempi. Goldoni è stato uno dei commediografi che meglio è riuscito a far emergere lo spirito veneziano. Assistendo alle rappresentazioni delle sue commedie si può respirare l’atmosfera della Venezia di fine ‘700. Non che io fossì in quel di Venezia nel 700 per poterlo testimoniare, ma il mio istinto mi suggerisce che la vita nelle calli, nei campielli e negli interni veneziani si svolgesse proprio come Goldoni l’ha descritta. Potevo farmi mancare questa esperienza? Assolutamente no! Così, l’altra sera sono andata al teatro Goldoni per assistere alla commedia “Arlecchino servitore di due padroni” con Ferruccio Soleri nel ruolo del protagonista. E’ più di 40 anni che Soleri veste i panni di Arlecchino, ma nonostante l’età il suo fisico pare non risentirne affatto. Sul palco corre, saltella, balla allegramente, si infila dentro un baule, acchiappa oggetti al volo con i riflessi di un ragazzino. E’ una vera forza della natura!
Gli attori sono stati tutti davvero bravissimi ed hanno interpretato alla perfezione l’indole delle varie maschere: il “parsimonioso” (per non dir tirchio) pantalone, l’insolente Brighella la popolare Smeraldina. Ma il mio mito è diventato fin da subito lui… il suggeritore! Stava sempre in scena con il suo libro in mano perfettamente mimetizzato grazie ai suoi abiti stile ‘700. Ogni tanto interveniva interagendo con i personaggi della commedia con battute fulminanti. Davvero non saprei dire se quelle gag erano preparate o frutto di improvvisazione. Ad esempio, dopo un discorso enfatico e ricco di pathos di Pantalone, lo si sente esclamare tranquillamente “BRAVO!”… e st’altro inchinandosi verso di lui…. “Oh Grazie!”. Ma il picco massimo è stato raggiunto quando nel bel mezzo della rappresentazione si è alzato ed ha attraversato il palco urlando: “E va a remengo tu e sto tamburo!!!” Rivolgendosi al musicista accanto a lui che per sottolineare una battuta aveva dato un sonoro colpo allo strumento proprio vicino all’orecchio del poveretto. Sarà poi he il dialetto/accento veneziano rende tutto mille volte più colorito, ma ho riso come una matta! So che non si dovrebbe, ma sono riuscita a scattare un foto per voi, per farvi respirare un po’ di atmosfera e regalarvi un fotogramma di questo divertente spettacolo. Ma spendiamo due righe a parlar di questo teatro che è il secondo per importanza dopo quello de La Fenice. E’ sorto ai primi del 1600 per volontà della famiglia Vendramin. Nei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti e ristrutturazioni cambiando anche nome ( Teatro San Salvador, Teatro San Luca, Teatro Apollo ). Tra il 1818 ed il 1833 subì interventi che portarono all’ampliamento dell’atrio mentre nel 1874 un’ultima ritrutturazione portò alla creazione del loggione. In questa occasione il teatro fu anche intitolato a Goldoni. L’edificio odierno è frutto di una ricostruzione novecentesca (1969-1979) resa indispensabile per l’avanzato stato di degrado che lo rese inagibile nel 1947. Quest’ultima struttura venne realizzata su progetto di Vittorio Morpurgo ed è caratterizzata dalla coesistenza di elementi di modernità, visibili in atrio e nella facciata e richiami stilistici più classici che caratterizzano il teatro vero e proprio. L’interno è molto suggestivo con decorazioni a metà strada tra uno stile liberty tipicamente novecentesco e un rococò bizantineggiante (vedere foto del soffitto). Piccola curiosità storica riguardante questo edificio: Il 12 marzo 1945 è stato teatro di una azione partigiana passata alla storia come “la beffa del Goldoni”. In piena rappresentazione un gruppo di partigiani si intrufolò nel teatro ed ha invase la scena. Uno di loro improvvisò un comizio davanti ad un pubblico formato prevalentemente da fascisti. Alla fine una valanga di volatini antifascisti fu liberata nel teatro e i partigiani riuscirono ad andare via indisturbati. Technorati Tags: Venezia, Carlo Goldoni, teatro Goldoni, Arlecchino, Ferruccio Soleri, commedia WordPress database error: [File './venezian66069/wp_comments.MYD' not found (Errcode: 2)] Commenta questo articolo |